6 gennaio 2019

SUSPIRIA (Luca Guadagnino - USA ITA 2018)



Trama: Nella Berlino del 1977, in un clima plumbeo e soffocante causato dalla rigidità politica e dalle violenze terroristiche, la giovane americana Susie Bannion piomba nella Tanz Akademie intitolata alla misteriosa Helena Markos e gestita dalla illustre ed esigente Madame Blanc. In breve tempo Susie scala le classifiche di merito ritrovandosi nel ruolo di protagonista del corpo di ballo. Ma nell'accademia, che è una vera e propria comune femminista e stregonesca, succedono cose orribili e inspiegabili, sulle quali sta indagando uno psicologo. Tra lotte intestine per il controllo dell'accademia, e riti esoterici sanguinosissimi, si arriverà allo scontro finale, con Susie che da vittima designata si rivelerà essere molto più di una semplice superba ballerina.




Secondo noi: Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci. Suspiria di Guadagnino non è un remake del Suspiria argentiano. Per esplicita dichiarazione del regista, la pellicola è un omaggio alla "potente emozione" che si prova nel visionare il film originale. Punto. Adesso possiamo andare avanti.

Perchè rifare un classico?
Una opera di ingegno e immaginazione diviene un classico quando riesce a passare da generazioni in generazioni senza perdere il suo fascino, senza perdere il suo significato intrinseco e anzi ad acquisire sempre nuovi possibili estimatori e possibili interpretazioni. Il Suspiria di Dario Argento, che sia detto subito è un capolavoro del cinema mondiale, era una fiaba oscura, quindi un archetipo narrativo eterno e senza tempo. Il Suspiria di Argento è dunque un classico.
Rimettere in scena i classici non è una mancanza di rispetto all'originale, ma un omaggio a  capolavori immortali e quindi vivi e significanti in ogni spazio e in ogni tempo. Il problema è il modo in cui ci si approccia a un classico. Laurence Olivier e Carmelo Bene hanno ambedue riproposto l'Amleto di Shakespeare al cinema. In due modi diametralmente opposti, uno fedelissimo l'altro dissacrante, ma ambedue i registi erano mossi da un profondissimo amore verso lo script originale.

Luca Guadagnino da almeno 10 anni stava meditando su questa riproposizione, con l'amore di un fan ancora abbagliato dalla prima visione infantile del film originale, ma fermamente deciso a mettere in scena le sue teorie, le sue ossessioni, il suo cinema. E' importante che Suspiria sia stato rifatto da un regista italiano, che sia stato girato per buona parte in Italia, che sia quindi rimasto un prodotto del genio italico, rimesso in scena dalla generazione successiva ad Argento, per generazioni ancora successive.


Ma com'è questa nuova versione di Suspiria? Non è facile descriverla.
E' un'opera densa, stratificata e composita. Sul canovaccio base, che comunque è abbastanza rispettato, vengono aggiunte molte sottotrame tanto che alla fine la carne al fuoco risulta davvero tanta. Tantissima. Forse troppa. Tanto che la sceneggiatura è stata scomposta in 6 atti e un epilogo, proprio per mettere ordine a tale agglomerato narrativo.

Guadagnino sapendo di non poter competere con la vivida e abbacinante bellezza visiva del capolavoro di Argento, in maniera intelligente ne sviluppa la trama. Abbiamo dunque un film che fondamentalmente parla di madri e figlie, ma anche di femminismo, di rivolta e rivoluzione, di politica, di arte, di amore e morte.
E' un film fortemente, fortissimamente femmina, pieno di femmine che si attraggono, si respingono, si amano e si odiano. Legate indissolubilmente una all'altra. Come una madre con una figlia.


“Una madre è una donna che può sostituire tutti. Ma che è insostituibile”.


Ecco la citazione che compare a inizio film e che forse è la chiave per decodificarne il suo significato più intimo. Cosi' come la seconda e la terza generazione dei terroristi della RAF, figli e figlie di Ulrike Meinhof, tentavano disperatamente di sostituirsi alla madre, così la congrega di streghe della Tanz Akademie, figlie di Helena Markos, tenta disperatamente di sostituirsi alla capostipite, scatenandone l'ira funesta.

Madame Blanc cerca disperatamente una figlia, Susie cerca disperatamente una madre. Le ragazze ospitate nell'accademia sembrano tutte orfane alla ricerca di madri adottive, con le quali crescere, giocare, ballare, diventare donne e dunque madri. La stessa pellicola è figlia di quella originale, decretando quindi una Suspiria figlia e una Suspiria madre, che si amano e si odiano, si attraggono e si respingono.
Mater è dunque la parola magica per aprire le segrete porte.


Visivamente il film di Guadagnino parte in sordina (colori spenti, desaturi) per poi accelerare fino a un vorticoso finale. La scena della prima esibizione di Susie sulla coreografia di Volk, montata freneticamente e alternativamente alle violente e orrende fratture subite da Olga, questa scena appunto è davvero un capolavoro tecnico e artistico. Da cardiopalma. Le scene che avvengono nella sala degli specchi sono elegantissimi movimenti di macchina, a tratti miracolosi. I balletti sono superlativi: la scelta del coreografo Damien Jalet è stata davvero azzeccata, da sempre autore di opere misteriche nelle quali i corpi sono utilizzati come masse di carne che si incastrano e si deflorano vicendevolmente.  


Il regista inoltre non manca assolutamente di rispetto agli autori dell'opera originale. Dario Argento e Daria Nicolodi vengono ricordati nei titoli di testa come assoluti ideatori della storia. E la tanto criticata scena finale del nuovo Suspiria, assolutamente e fortissimamente kitsch, eccessiva, grottesca, sfiorante il ridicolo, è invece un sentito omaggio proprio alla trilogia delle tre Madri ideata da Dario e Daria, visto che appaiono sia la Morte Nera di Inferno, che il Sabba frenetico e osceno de La Terza Madre.

Infine Guadagnino riesce anche a rimanere se stesso, infilando di soppiatto una storia d'amore (quella tra lo psicologo e sua moglie dispersa), fortemente ostentata in un finale che avrà scatenato le ire degli argentiani duri e puri. Troppo melensi quei due cuori e una capanna? Sarà ... ma che volete farci ... Luca Guadagnino è fatto così. 


Ma veniamo ai punti deboli. Che ci sono e vanno analizzati.
Intanto ci si aspettava di più dai dialoghi. Tutto questo popò di sceneggiatura, tutti questi significati e queste allusioni andavano premiati con maggior spessore e lirismo. Spesso invece le frasi messe in bocca ai protagonisti risultano troppo semplicistiche e per nulla memorabili.
Ma il vero problema del film sono le musiche. Se il Suspiria originario era sostenuto da una colonna sonora straordinaria, tanto da esser stato definito una vera e proprio opera rock, qui invece Tom Yorke realizza delle musiche impalpabili, poco incisive. Non basta il bel main theme "Suspirium" a salvare la baracca. Ecco dunque che senza musiche a sostegno, sarebbero stati necessari dialoghi arditi e spinti, per reggere il peso di 2 ore e mezza di cinema.


Detto questo, il Suspiria di Guadagnino smuove comunque qualcosa.
Ha talmente tanta forza da superare indenne le suddette carenze strutturali e vincere la battaglia. Perchè questo film decreta il "brand" Suspiria come archetipo assoluto della mitologia cinematografica, una Grande Madre Rossa dalla quale potrebbe nascere un New Horror, con forse meno cromosomi del cinema di genere, ma con più lirismo e più agganci ai traumi personali che ci devastano quotidianamente.

A proposito, avete mai letto il libro di Giuseppe Genna dal titolo Grande Madre Rossa? No? 
Fatelo  ... siamo sicuri che Guadagnino lo ha fatto ... ;-) 

Voto: Ottimo e Abbondante (4 su 5)


Nessun commento:

Posta un commento